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AmarGOAL: Gigi Riva, il mito di 'Rombo di tuono'

By Pubblicato Maggio 30, 2019

Questa è una storia speciale.
Parla di un mito, di un uomo cresciuto suo malgrado troppo presto diventando, col tempo, anche per questo, la macchina da gol più devastante che il calcio italiano abbia mai avuto.
Comincia in un paesino del Varesotto dove, nei primi anni Sessanta, un ragazzino, Luigi, per colmare il dolore di essere orfano di entrambi i genitori, sfogava tutta la sua rabbia prendendo a calci un pallone.
A 18 anni, fu acquistato dal Cagliari: non aveva mai messo piede fuori da Varese e, stranito e pensieroso, partì per un posto da cui sperava di andarsene quanto prima possibile.
In Lombardia come in Sardegna, però, il pallone rimaneva comunque rotondo e, la sua, non era una furia cieca, fine a se stessa; la passione per il calcio lo portava ad avere sempre uno scopo, l’unico e il solo per un attaccante: il gol, soprattutto da quando venne spostato da ala sinistra a centravanti.
Dopo l’allenamento, poi, rimaneva a tirare in porta finché faceva buio, e, calcio dopo calcio, tiro dopo tiro, affinò sempre più la coordinazione e, di conseguenza, anche la precisione, abbinate ad una potenza ed una rapidità di esecuzione incredibili e sbalorditive.
Così, dopo un primo periodo di straniamento, grazie alla sua proverbiale audacia e all’immenso coraggio, diventò la punta di diamante degli isolani, vinse per tre volte la classifica dei cannonieri conquistando il cuore e, forse, anche l’anima di tutta la Sardegna.
Inoltre, insieme a grandi giocatori, come Albertosi, Cera, Burgnich, Domenghini, pilastri di una squadra costruita per mettere in risalto le sue eccezionali capacità realizzative, riuscì a compiere un’impresa storica, impossibile fino a qualche anno prima: portare lo scudetto sull’isola e Luigi Riva da Leggiuno diventò per Gianni Brera ‘Rombo di tuono’ e per i tifosi cagliaritani ‘Giggirriva” da leggere tutto d’un fiato con rigorosa e marcata cadenza sarda.
Il suo mito, però, non è rimasto confinato ai meravigliosi lidi della Sardegna da dove, comunque, non si è mai più staccato: la riconoscenza per aver ritrovato quel calore venutogli a mancare troppo presto fu sempre superiore all’offerta miliardaria della Juventus diventando uno dei campioni più trasversali e più amati dall’intero panorama calcistico italiano e, grazie ai tanti gol in Nazionale, anche mondiale.
Siglò il primo gol nel 2-0 alla Jugoslavia nella finale dell’Europeo del ‘68, una vittoria che cancellava trent’anni di digiuno per i colori azzurri.
Protagonista, poi, del Mondiale di Mexico ‘70, fu in campo nel leggendario ‘partido del sieclo’, quell’Italia-Germania 4-3 che timbrò i “messicani” col marchio della leggenda.
Inoltre, con 35 reti in 42 presenze, è tuttora il miglior marcatore della nazionale italiana.

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Published in Sport, Calcio, Serie A
Francesco Rosario Lepre

Laureato in lingue, cultore dello sport, della storia e della scrittura. Lasciare il segno è il mio karma, pensare e scrivere il mio sogno e il mio scopo.

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