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AmarGOAL: Ferenc Puskas, "Il Colonnello"

By Pubblicato Giugno 13, 2019

Su Ferenc Puskas uomo, classe ‘27, magiaro, si potrebbe seriamente scrivere un romanzo: per esempio, aveva quasi 18 anni quando vide sbrindellare i tedeschi asserragliati a Buda, dall’altra parte del Danubio.
Siccome, però, usando correttamente qualsiasi motore di ricerca, è conosciuto come calciatore, il limite, nel possibile, sarà il solo rettangolo di gioco, già di per sé pregno di meraviglie da raccontare.
Il feeling col pallone cominciò molto presto: a 16 anni, era già in Prima Divisione. nella Kispest. ma, allora, nella puszta, pallonis non dant panem” e la situazione politica postguerra, con la pesante influenza sovietica, non era affatto gioiosa.
Nel 1949, poi, la sua squadra passò direttamente alle dipendenze del Ministero della Difesa e divenne la compagine ufficiale dell’esercito, la Honvèd, “i salvatori della patria”, praticamente il biglietto di sola andata destinazione leggenda.
Segnando gol a raffica, (378 in 354 partite) contribuì alla vittoria di cinque campionati e alla creazione della “Aranycsapat”, la ‘squadra d’oro’, quella Nazionale capace di sconfiggere i maestri inglesi 6-3 a Wembley e 7-1 a Budapest.
In campo per 85 volte, segnò 84 reti, record europeo fino al 2003, battuto da un certo Cristiano Ronaldo; vinse una Coppa Internazionale (un Europeo a ranghi ridotti), un oro olimpico, asfaltando chiunque, e sfiorando un alloro mondiale in una partita contro la Germania che lascia tutt’oggi parecchi dubbi chimici da parte teutonica e sancì la fine dell’imbattibilità ungherese dopo quattro anni.
Nel frattempo, però, avevano creato la Coppa dei Campioni e, soprattutto, durante la trasferta a Bilbao con la Honvéd, era scoppiata la rivoluzione in Ungheria, sedata immediatamente con l’Armata Rossa.
Addirittura, girava voce che fosse morto mentre combatteva; in realtà, alla squadra, essendo ufficiali dell’esercito, fu chiesto l’immediato ritorno in patria ma Puskas, il “colonnello”, si defilò: riuscì a far uscire dal paese la moglie e la figlia e non rientrò più a Budapest.
Si stabilì in Italia a Bordighera, dove, con due anni di squalifica sul groppone e 15 chili in più, Milan e Inter avrebbero fatto carte false pur di poterlo tesserare.
Ci riuscì il Real Madrid nel 1958 e anche qui mise il suggello al mito degli invincibili “Blancos”, segnando altre 242 volte in 270 presenze, vincendo 5 campionati, 1 Coppa di Spagna, 3 Coppe dei Campioni e 1 Coppa Intercontinentale, giocando la sua ultima partita nel club madrileno nel 1966, a 39 anni.

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Published in Sport, Calcio
Francesco Rosario Lepre

Laureato in lingue, cultore dello sport, della storia e della scrittura. Lasciare il segno è il mio karma, pensare e scrivere il mio sogno e il mio scopo.

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