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Roma-Totti: anche l'ultima bandiera si ammaina

By Pubblicato Giugno 17, 2019

Anche lui se n’è andato.
Sbattendo la porta e dicendo la sua verità, in maniera schietta e genuina, così come sempre è apparso e stato.
Che Roma fosse caput mundi, è detto di millenaria sostanza ma, al presente, di quell’impero sembra sia rimasto quasi nulla, se non la poco saggia trovata di posizionare le fucine accanto ai depositi di esplosivi.
Davvero una pessima idea.
E, comunque, astruse metafore a parte, dopo averlo costretto a ritirarsi, in ottima compagnia con il recente doloroso addio di Daniele De Rossi, non si è lasciata altra scelta che mettersi totalmente da parte e la Lupa perde in un colpo solo i due figli prediletti degli ultimi venti anni.
Che piaccia o meno, questa è una scelta tecnica e progettuale ben precisa.
Quei pochi romani esistenti dovevano scomparire e sono scomparsi, o meglio è stato fatto loro capire, in gergo perfettamente comprensibile, che non c’era trippa per gatti; il resto è stata solo cosciente e lucida delusione.
Le connotazioni della AS Roma, dunque, stanno cominciando ad assumere sembianze più marcatamente estere e capitalistiche: insomma, un’anima fredda e calcolatrice invece di un cuore pulsante di passione.
Così, a naso, solo immaginare la situazione dell’ambiente capitolino di sponda giallorossa evoca impressioni di incredulità e sgomento con un immenso punto interrogativo a rappresentare il prossimo futuro.
Il presidente a Boston, l'onnipotente consulente esterno a Londra e il tecnico portoghese appena ingaggiato, dalle buone referenze ma alla prima esperienza in Italia, che, certo, non è il più bello da tempo immemore ma, tatticamente, resta sempre uno dei più ostici da metabolizzare.
Queste sono, al momento, le uniche sicurezze del tifoso romanista.
Ma nemmeno il tifoso in generale resta indifferente.
Totti che lascia la Roma è come mettere Picasso ad insegnare arte in una scuola facendolo solo parlare e proibendogli di usare qualunque strumento per disegnare.
Può essere davvero che il pallone si stia talmente automatizzando e commercializzando che non c’è più bisogno di gente che sa trattarlo con i piedi piuttosto che con le tasche?
Può essere davvero che il calcio si combatte più in un bilancio in partita doppia, a volte anche fasullo, piuttosto che in campo?
Ingenue domande, certo, di cui da tempo immemore è palese la risposta; a volte, però, ritornano perché, evidentemente, a cicli regolari, si ripresenta lo stesso attimo di mesto commiato e suggestione collettiva e le vicende di De Rossi e Totti non fanno altro che aggiungere ulteriori conferme alle certezze già acquisite.

Read 564 times Last modified on Lunedì, 17 Giugno 2019 13:52
Published in Sport, Calcio, Serie A
Francesco Rosario Lepre

Laureato in lingue, cultore dello sport, della storia e della scrittura. Lasciare il segno è il mio karma, pensare e scrivere il mio sogno e il mio scopo.

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