Rolando Bianchi, ex attaccante di Reggina, Torino, Atalanta, Lazio Bologna e Manchester City, è intervenuto in diretta a "Sportellate" esponendo il suo punto di vista sull’attuale situazione in campionato, in particolare, sulla lotta Champions.

“Chi vedi favorito per la lotta Champions?”

“L’Atalanta sta facendo un campionato strepitoso, di qualità, è registrata in tutti i reparti, sta giocando e merita di giocarsi la finale di coppa Italia ed un posto in Champions. Il Torino ha un grande allenatore ma non ha avuto la stessa continuità dell’Atalanta, soprattutto quando, per raggiungere il quarto posto, non ha vinto partite che poteva vincere tranquillamente ed è questa la differenza sostanziale tra le due squadre. Tutt’e due le squadre, però stanno facendo un splendido campionato.


“Recentemente, Andrea Belotti ha rinnovato con i granata fino al 2022. è un rinnovo per continuare oppure per venderlo?”

“Non lo so. Io penso che adesso il Torino non sia una grande squadra e Belotti, se il Torino andrà in Europa, ha più probabilità di restare e di giocarsi un posto nell’elite del calcio europeo. Io mi auguro per lui e per il Torino che resti in granata.”


“Hai vestito le maglie di Torino, di Atalanta, di Lazio e Manchester City. Qual è il più grande rimpianto della tua carriera, se ce n’è uno, magari la Nazionale?

“Sicuramente non aver mai vestito la casacca la Nazionale è stato un grande rimpianto perché quando a 22 anni si segnano 19 gol in Serie A si spera che si possa giocare in Nazionale ma non era come adesso che basta fare un gol e giochi in Nazionale. Allora, c’erano dei grandi attaccanti e la difficoltà era molto maggiore. Comunque, sono contento di quello che ho fatto: sono partito da un paesino e ho fatto una grande carriera.”


“Invece, a libello di club, non hai nessun rimpianto in particolare?”

“Forse, a livello di club, l’unico rimpianto che ho è non aver finito la stagione al Manchester City, perché, comunque avevo fatto 6 gol e, se fossi arrivato in doppia cifra al Manchester, a livello di immagine e di importanza, sarebbe stato per me qualcosa in più.”

L’ex attaccante di Atalanta e Torino Simone Tiribocchi, intervistato nel corso della trasmissione sportiva Sportellate, ha detto la sua sul sensazionale momento dell’Atalanta.

 

“Dopo la vittoria al san Paolo, altra affermazione a Roma, strameritata, di fisico e di tattica. L’Atalanta merita la Champions?”

 

“Per quello che sta dimostrando sul campo sì. Durante tutto il campionato, l’Atalanta è stata strepitosa da tutti i punti di vista: di intensità, di fisico e di gioco e, in questo momento del campionato, vincere 3-1 a Roma contro la Lazio, anch’essa in gara per un posto in Europa, è segno di grande forza.

 

“La Dea è diventata una bella realtà del calcio italiano. Il suo punto di forza è stato senza dubbio il settore giovanile che ha sfornato tanti giovani talenti, ricordando anche Mino Favini, figura fondamentale del settore giovanile, scomparso due settimane fa.
È possibile diventare grandi senza spendere troppo, per esempio, con le dovute proporzioni, come l’Ajax?”

“Ci vuole molto più tempo, ci vuole un progetto e, soprattutto, pazienza e tempo, cosa che in Italia non si trova quasi mai. Si può costruire e l’Atalanta l’ha sempre fatto: ora si sta ritrovando giocatori importanti da riuscire a portare in prima squadra.
Chi parte da zero deve avere conoscenza nel mondo del calcio giovanile, mettere le persone giuste al posto giusto e, poi, la pazienza di farli crescere per portarli in prima squadra.”

“Zapata si sta rivelando un giocatore fondamentale per la Dea. Quanto sarà importante trattenerlo nella prossima stagione?“

“È importante in base al progetto che hanno. Se loro vogliono continuare a sfornare campioni, devono fare una valutazione: la Champions, magari, ti porta a trattenerlo; se, invece, la Champions non viene raggiunto, si potrebbe pensare di sacrificarlo per far emergere Barrow che comunque rimane un ottimo prodotto del vivaio, del quale si parla molto bene.

Dipende dalla loro strategia: l’Atalanta ha venduto tanto perché, ad un certo punto, non puoi più trattenerli ma la Champions potrebbe essere uno stimolo per rimanere e giocarsela.”

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